Sono stanco di vivere… (in un paese così!)

Sono settimane, ormai mesi che penso a questo post.. lo rimando in continuazione nella speranza di cambiare idea. Ora però sono sicuro di essere razionale e quindi non mosso dall’impeto emotivo, che talvolta mi fa commettere errori banali, dire cose che a mente lucida non pronuncerei mai…

All’alba di un importantissimo incontro che domani mi vede e messo in discussione umanamente e professionalmente… mi sono deciso a scrivere questo post, soprattutto perché ne ho trovato il titolo, se vuoi forte e fuori luogo ma è ciò che ho provato e continuo a provare dopo l’ennesima conferma. Cioè dopo aver visto questo cartello all’Aeroporto di Catania quest’estate:

Cartello discriminatorio verso i disabili dell'aeroporto di Catania

Cartello discriminatorio verso i disabili che ho trovato all’aeroporto di Catania.

La violenza di questo cartello ha colpito me, dovevo solo far passare passeggino e tenere in braccio Federico, figuriamoci come possa sentirsi un disabile alla vista di quell’avviso.

Non fraintendermi, sono abbastanza freddo e distaccato (so che se mi conosci di persona stai già ironizzando: “Si, proprio un pochino, pochino!“) e odio chi combatte guerre dialettiche su come si debbano chiamare i portatori di handicap (ah no che stupido si dice “diversamente abili”), ma la stupidità di questo cartello e l’ighiozzia di averlo etichettato col logo su una specifica categoria di persone (nella mia Sicilia)… mi ha amareggiato parecchio, tanto da arrivare a pensare:

  • Sono stanco di vivere circondato da perbenisti insensibili
  • Sono stanco di vivere in una società guidata dal pregiudizio
  • Sono stanco di vivere in un paese così che amo al punto di nutrire, giorno dopo giorno, l’illusione di poterlo cambiare

Un abbraccio,
Michele

Ricette mediche firmate in bianco e altro all’ospedale Niguarda (Milano)

Per via della scelta fatta da Paola di partorire il nostro Federico all’ospedale Niguarda di Milano (sarà il primo De Capitani made in Milan :P), sono ormai 9 mesi che sono a “stretto contatto” con la sanità, sia pubblica sia privata.

Non che prima fossi esente da piccole capatine in ospedali e pronti soccorsi di tutta la Lombardia, per controlli medici periodici oppure per qualche capitombolo o ancora per assistere qualche familiare… ma mai con costanza, perché è solo nella ripetizione che si possono intuire meccanismi e il modus operandi degli operatori sanitari.

Premetto che non è mia intenzione generalizzare difatti come in tutti i settori ho trovato sia del buono (persone fantastiche e disponibili) e sia del cattivo (menefreghisti, superficiali e altezzosi)… però sono convinto che per migliorarsi sia indispensabile concentrarsi e segnalare ciò che non va’, cambiarlo oppure estirparlo affinché non intacchi anche la parte buona della mela.

Qui voglio raccontare solo l’ultimo fatto, quello che mi ha colpito di più perché ritengo gravissimo e di una superficialità disarmante, oltre ad essere dimostrazione inutile di nepotismo che come sempre danneggia qualsiasi ecosistema, ma va a discapito soprattutto di donne all’ultima settimana di gravidanza (che al contrario dovrebbero essere tutelate e non solo con la precedenza alle casse del supermercato!).

CRONOSTORIA DEL MONITORAGGIO FETALE

  • Venerdì 28 dicembre 2012, ore 9.00 è l’appuntamento preso col numero verde della regione direttamente in ospedale
  • ore 8.40 siamo al piano terra in accettazione (visto il periodo dell’anno non c’è nessuno, ci mettiamo 2 minuti)
  • ore 8.45 saliamo al 4° piano del reparto Neonatale dove si esegue il monitoraggio.. ottimo siamo i primi!
  • ore 9.30 Paola e un’altra paziente entrano in sala invitate dall’ostetrica.. nel frattempo la coda degli appuntamenti delle 9.00 è già di 4-5 persone (fra cui una ragazza gravida e costretta alla carrozzina perché disabile). Per il monitoraggio servono 30 minuti di analisi, le macchine disponibili sono solo 2, qui si fa come dal panettiere chi prima arriva prima entra.. per cui le ultime coppie con appuntamento alle 9.00 entrano alle 11.30!
  • ore 10.10 con in mano il referto, aspettiamo per circa 20 minuti in attesa che l’ostetrica ci dica di scendere al 1° piano per la visita medica. Scendiamo.
  • ore 10.30 entra Paola, sempre rigorosamente seguendo l’ordine di arrivo in sala d’attesa
  • ore 10.33 (si 3 minuti secchi di visita) esce Paola con il referto (tutto ok, torna fra 1 settimana) e la ricetta medica per fissare l’appuntamento successivo. La ricetta però è firmata in bianco con l’ordine del medico di salire nuovamente al 4° piano (ricordo che le ragazze sono gravide) e farsi compilare la ricetta medica dall’ostetrica:
Ricetta medica firmata in bianco da Medico del Niguarda

La ricetta medica firmata in bianco dal Medico Dott. Carlo Mapelli – Matricola 5543 dell’Ospedale Niguarda di Milano

  • ore 10.40 siamo di nuovo tutti insieme in attesa fuori dalle sale per il monitoraggio (nel frattempo riesco a scattare la foto della ricetta bianca, timbrata e firmata)
  • ore 10.45 ci facciamo coraggio e bussiamo in cerca dell’ostetrica per farci compilare la ricetta (indispensabile per poter prenotare l’appuntamento successivo tramite il servizio nazionale). La smorfia dell’ostetrica (in turno speciale) dice tutto: un mistro fra incredulità e “aiuto non so che fare!”
  • ore 11.00 siamo sempre in attesa e al piano sale il Dott. Mapelli
  • ore 11.05 l’ostetrica richiede le ricette mediche per la compilazione (con tutta probabilità non sapeva che fare e ha chiesto al Dottore di salire per spiegarle come compilare la ricetta
  • ore 11.07 abbiamo in mano la ricetta debitamente compilata (non l’ho fotografata, ma posso assicurare che non c’erano scritte più di 10 parole)
  • ore 11.10 siamo nuovamente al piano terra in accettazione per prenotare il nuovo appuntamento per venerdì prossimo
  • ore 11.20 finalmente usciamo dall’ospedale

I tempi di attesa purtroppo, perché poi mi rendo conto di diventare polemico e pedante, mi fanno sempre riflettere e inevitabilmente mi sono posto alcune domande alle quali ho cercato pure di rispondere:

  1. Perché fissare l’appuntamento da 10 persone allo stesso orario quando le macchine disponibili sono solo 2 e il tempo medio per il monitoraggio è di 30 minuti? Mi sembra inevitabile che chi arriva per ultimo entra 2 ore dopo l’appuntamento… come è successo alla persona più in difficoltà di tutti (la ragazza in carrozzina)
  2. Come mai l’area di monitoraggio è al 4° piano e la sala col medico per la visita (che dura 3 minuti) è al 1° piano? Ok, c’è l’ascensore ma per donne incinta ogni spostamento è difficoltoso e per di più si perde un sacco di tempo (l’ospedale Niguarda e il padiglione sono sono proprio piccolini)…
  3. Com’è possibile che un medico timbri e firmi una ricetta medica in bianco e demandi la compilazione all’ostetrica che fra l’altro non dovrebbe nemmeno vederla la ricetta? A parte la superficialità della visita, a me pare che questo comportamento sia esclusivamente un’espressione di nepotismo del Dottore verso l’Ostetrica, nel senso “…Figurati se perdo 30 secondi per compilare una ricetta medica…”. Certo nessuno gli vieta questo comportamento (anche se discutibile) presso il suo studio privato, ma nel pubblico queste gerarchie servono esclusivamente a gonfiare l’Ego e far perdere un sacco di tempo alla gente, oltre che creare disagio.
  4. Se fossi stato una persona disonesta, cosa avrei potuto fare con quella ricetta firmata in bianco? Bhe… fare una bella spesa di farmaci ai danni dello stato!

A questo punto, ho deciso di denunciare questo comportamento, perché – anche se sono sicuro fatto in buona fede – lo ritengo ottuso, miope e anacronistico, quindi incapace di offrire un servizio ottimo così come ci si aspetta in Lombardia e soprattutto in uno Stato  dove gran parte delle tue/mie/nostre tasse vengono destinate alla sanità pubblica.

Il problema certo sta nella struttura, ma a volte le persone uniformandosi si dimenticano la regola di base: il buon senso.

Un abbraccio,
Michele