Ode alla Luna (8 marzo 1999)

Ode alla Luna

Ode alla LunaO, quanto potrei parlare di quella fedele amica che il sol non ama, portatrice di consiglio e riposo, che ogni dì a trovarmi viene; così mi piace: silenziosa e oscura.

Or parlerò a te come il fanciullo al padre, perchè non avendo ancor forgiato il suo pensier imita e segue quel saggio maestro che la vita gli donò.

Tu per altri potresti essere portatrice di divertimento, o culla di un dolce sonno, peme cosa sei? L’importante è che esisti, per questo ringrazio chi ti ha creato, non cosa sei, infatti è difficile spiegar, sol colle parole, ciò che non è mai stato nulla di sempre uguale, così come il camaleonte cangia il proprio color da un posto all’altro, col tuo venir tu porti felicità o tristezza, ira o amore, quest’ultimo sentimento che meni spesso; il giorno, al contrario di te, solle in me forte insicurezza tanto da faticar a parlare con chi il mio interesse stimola, mentre quando il tuo mantello di seta m’avvolge, ogni dubbio scompare e anche se colei mi sta vicino alcuna paura provo, solo “grazie” riesco a dirti perchè la felicità è troppa quando a te penso.

Abbiamo rapporto difficile ma alquanto bello, infatti quando il mal fato mi coglie impreparato spero in te e che al tuo tramontar quel che di brutto è successo non sia accaduto se non nella mia mente; or sveglio rimango deluso dal tuo giusto agir, un pizzico d’odio s’apre dentro me ma quando tu a ritrovarmi vieni, col tuo candido velo son il pulcino ferito che restato solo e impaurito, al ritorno della suo chioccia, in lei s’abbandona.

Sol adesso mi passa il pensier di chiederti un piacer: fammi sognar quel viso, che grazie al tuo aiuto ho conosciuto e ti prego non finir mai più.

Ode alla luna (08 marzo 1999).
Un abbraccio,
Michele

 

5 gennaio 1999

Emozioni e rimpianti dell'albaForse quando ti conobbi
per la prima volta,
non ero vivo,
respiravo, ma in me non ero.

Forse quando ti conobbi,
meglio, il secon’dì
non ero sveglio,
ma nel letto non mi ritrovai,
sogno ad occhi socchiusi
oppure pura realtà?

Incredibile pensare,
sperare di non star sognando
al contrario:
quando il mal fato
ci coglie impreparati,
risvegliandoci il dì dopo
sognar con la mente
di aver vissuto un’immaginazione
e non vita vera,
delusione, ira e rimpianto:
emozioni che ogni
uomo, tradito,
all’alba prova.

Michele, 5 gennaio 1999

Mente-Uomo: Ricordi?

Mente-Uomo - RicordiTi ricordo,
mi ricordo di te,
che per me sei
più visione
meno realtà,
confuso, io confuso
tu mia;
oppure no,
troppo scosso per
per ricordare il tuo viso,
troppo emozionato:
per averlo stampato
in quella parte della mente
che nessun studio raggiunge
perché col cor
non si riesce
a rimembrare ciò che
non si ama,
perché allora,
sol il nome tuo
in questa maledetta mente
è rimasto?
Spiegazion razionale, non aspetto:
sogno in silenzio
sol un tuo si.

Michele, 05 Dicembre 1998

7 Dicembre 1998

Inverdo del 07 dicembre 1998Perché pur conoscendo
non so,
quel che nascendo,
mi provocò;
che la mente,
mi oscurò;

lontana, così irraggiungibilmente,
vicina,
incredibile pensare a quante,
o quante volte ti vidi, vicina
ma mai con quei occhi;
verde il color di essi
che neppur la rima
a far riesco;

la dolcezza di questi,
colpiron i miei;
entrarono
e dal lì uscire
non riescon più.

Non lo ero,
ma credevo che,
nessun altro sguardo,
dopo quel che
tanto mi ferì,
riuscisse a
bloccar quel
battito che da sempre
arde e pulsa,
come lancetta,
che ininterrottamente
batte, batte
e ancor batte;
ma se prima
d’oggi, batteva
per vivivere, or
batte per te.

Michele, 7 dicembre 1998

Così vicino…

Cor strappato

Ero così vicino alla luce
che ne ho assaporato le labbra,
ma la tua mano al mio petto hai posto
e in un sol fiato
il cor m’hai strappato.
Fetida mi guardi,
maligna sogghigni
e il tuo goder è tanto ad ogni pulsar.

Ma qual più stupore
di un uomo senza vita che t’osserva,
t’osserva e nulla dice:
sol con lo sguardo parla
e il sentimento che ne traspare
più che delusione non è.

Or che fai?
si tu forte, le lacrime non tieni? povera,
povera vittima insicura
ciò che hai fatto non era un tratto del tuo disegno,
ciò che hai fatto non era scritto nel tuo cuore,
ciò che hai fatto era nel tuo volermi bene,
ciò che hai fatto, è forse solo nel tuo orgoglio?

Perché t’innalzi ancor di più?
nemmen pietà provi per me?
e per qual motivo
sempre più abbassi gli occhi?

O no, son io che vacillo!
come la pietra scagliata lontano,
coccia contro lo scoglio
e più non resta, che il fondo toccar.

Sol mi resta la vera luce,
più speranza, che fede…
ma a qualsiasi bivio,
la via, del non più ritorno, mi porti
mai cancellerà
quel che in te ho provato,
quel che in te ho vissuto;
quel che in te ho sperato.

Michele, 21 Settembre 2000